Statuti degli enti del terzo settore e attività di interesse generale

 


Ferma la possibilità di esercitare attività diverse entro determinati limiti, l’individuazione da parte degli enti del Terzo settore “di una o più attività di interesse generale” non potrà esplicarsi nell’inserimento pedissequo, nello statuto, di un elenco di tutte le attività o di un numero di esse tale da rendere indefinito l’oggetto sociale.


Lo svolgimento, in via esclusiva o principale, di una o più attività di interesse generale è uno degli elementi che connotano unitamente alla finalità e all’assenza dei fini di lucro, gli enti che, ai sensi del d.lgs. 117/2017 possono rientrare a far parte del perimetro del Terzo settore, per effetto della qualificazione conseguita attraverso l’iscrizione al Registro unico del terzo settore (RUNTS).
La funzione del RUNTS è quella di individuare da un lato gli enti in parola, dall’altro quella di assicurare nella misura prevista la conoscibilità degli atti e fatti rilevanti e la trasparenza sulle attività svolte, sui risultati conseguiti, nonché sull’impiego delle risorse che gli enti acquisiscono in conseguenza delle attività stesse.
L’articolo 21 del Codice del Terzo settore nell’indicare i contenuti obbligatori dell’atto costitutivo (di cui lo statuto, se pur modificabile, costituisce parte integrante) individua tra gli altri sia l’attività di interesse generale che costituisce l’oggetto sociale che le finalità solidaristiche e di utilità sociale che l’ente sceglie di perseguire. Ferma restando la dovuta prevalenza di quelle cd. di interesse generale, gli enti del terzo settore “possono esercitare attività diverse da quelle di cui all’articolo 5, a condizione che l’atto costitutivo o lo statuto lo consentano e siano secondarie e strumentali rispetto alle attività di interesse generale” (art. 6).
La varietà dei possibili settori di attività individuati come “di interesse generale” testimonia infatti la volontà del legislatore di garantire agli enti un’ampia autonomia nell’individuazione della o delle attività attraverso le quali meglio conseguire le finalità associative in armonia con la natura, le caratteristiche, la “vocazione” dell’ente, tuttavia tale autonomia non può portare ad eludere gli obblighi di trasparenza e conoscibilità nei confronti dei terzi o il diritto degli associati di aderire ad una compagine di cui siano chiaramente individuate attività e finalità. Sarà, comunque, sempre possibile modificare l’oggetto sociale inserendo nuove attività o eliminando attività che l’ente non ritiene più di svolgere.