Servitù su terreno agricolo: aliquota applicabile ai fini dell’imposta di registro

 


Il Fisco, dopo l’orientamento della giurisprudenza di legittimità a seguito della gestione del contenzioso pendente, ha chiarito  l’aliquota da applicare ai fini dell’imposta di registro agli atti costitutivi di servitù su terreno agricolo (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 15 gennaio 2021, n. 4/E).

Nei diversi gradi di giudizio pendono numerose controversie concernenti la tassazione ai fini dell’imposizione di registro degli atti di costituzione di servitù su terreno agricolo a favore di soggetti diversi dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali.
Il contenzioso trae origine, in particolare, dall’impugnazione di avvisi di liquidazione con i quali l’Ufficio recupera la maggiore imposta di registro ritenendo applicabile ai predetti atti l’aliquota del 15 per cento, in luogo di quella del 9 per cento, sulla base del disposto dell’articolo 1 della Tariffa, Parte prima, allegata al DPR 26 aprile 1986, n. 131.
Detta norma prevede, nel primo periodo del comma 1, l’applicazione dell’imposta di registro proporzionale nella misura del 9 per cento, in via generale, agli “Atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di beni immobili in genere e atti traslativi o costitutivi di diritti reali immobiliari di godimento, compresi la rinuncia pura e semplice agli stessi, i provvedimenti di espropriazione per pubblica utilità e i trasferimenti coattivi”, mentre nei periodi successivi del medesimo comma 1 individua aliquote diverse e specifiche in relazione alle caratteristiche oggettive del trasferimento e/o del soggetto a favore del quale lo stesso avviene.
La norma prevede, tra l’altro, l’applicazione dell’aliquota del 15 per cento “Se il trasferimento ha per oggetto terreni agricoli e relative pertinenze a favore di soggetti diversi dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella relativa gestione previdenziale ed assistenziale”.
Sulla questione, la Corte di Cassazione si è pronunciata con più sentenze nelle quali ha affermato che la fattispecie in esame deve essere ricondotta, ai fini dell’imposizione di registro, nell’ambito applicativo della previsione di carattere generale di cui al primo periodo del comma 1 dell’articolo 1 della Tariffa, Parte prima.
Alla luce dell’indirizzo assunto dai giudici di legittimità, devono ritenersi superate – con riferimento alla tassazione ai fini dell’imposta di registro degli atti costitutivi di servitù su terreno agricolo – le indicazioni contenute nei precedenti documenti di prassi, con conseguente applicazione agli stessi atti dell’aliquota (vigente ratione temporis) prevista dal primo periodo del comma 1 dell’articolo 1 della Tariffa, Parte prima, allegata al DPR n. 131 del 1986 in luogo di quella del 15 per cento applicata dall’Ufficio in sede di controllo.
Si fa presente, infine, che per gli atti costitutivi del diritto di servitù non sussiste l’obbligo di presentazione della domanda di voltura diretta ad aggiornare le intestazioni catastali. E’, invece, espressamente prevista la trascrizione dei “contratti che costituiscono o modificano servitù prediali”.