Richiesta di pagamento diretto Cig successiva all’autorizzazione, quando è necessaria una nuova domanda

 


L’Inps, con messaggio n. 2066 del 19 maggio 2020, fornisce chiarimenti in merito alle fattispecie di annullamento, sospensione, revoca e variazione del decreto ministeriale di concessione della Cigs, nonché riguardo alle richieste di pagamento diretto, successive alla presentazione della domanda di Cigo ed al rilascio dell’autorizzazione, in presenza di conguagli già parzialmente effettuati dall’impresa.


L’annullamento di un decreto ministeriale di concessione della Cigs da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali è determinato da un vizio di legittimità del provvedimento originariamente emanato. Per l’eliminazione di tale vizio è necessaria l’adozione di un nuovo decreto che annulla totalmente o parzialmente, con efficacia retroattiva, quello precedente. Il decreto di annullamento parziale comporta una riduzione del periodo originariamente concesso, per cui, in tali casi, la Struttura territoriale Inps competente deve modificare l’autorizzazione già emessa riducendo il periodo e riparametrando le ore autorizzate in modo proporzionale alle settimane residue. Così, ad esempio, per un periodo autorizzato dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2020, per numero 10 lavoratori e numero ore 20.800 (52 settimane), con annullamento del periodo dal 1° ottobre 2020 al 31 dicembre 2020 (12 settimane), il numero delle ore residue sarà 16.000, cioè le ore totali divise per il numero di settimane originariamente autorizzate e poi moltiplicate per le settimane residue (20.880 / 52 x 40). Qualora risulti un numero di ore già conguagliate o pagate superiore rispetto a quanto risultante dalla suddetta riparametrazione, le stesse devono essere recuperate, salvo che l’azienda dimostri la spettanza del maggior numero di ore anche in base alle previsioni dell’accordo relativo alla CIGS.
Per le imprese che alla data del 23 febbraio 2020 hanno in corso un trattamento di integrazione salariale e che devono sospendere il programma di Cigs a causa dell’interruzione dell’attività produttiva per effetto dell’emergenza epidemiologica in atto, con possibilità di accedere al trattamento di integrazione salariale ordinario (art. 20, D.L. n. 18/2020), il Ministero del lavoro e delle politiche sociali adotta un unico decreto direttoriale che, senza soluzione di continuità, dispone sia la sospensione del trattamento di Cigs in corso indicando la data di decorrenza di detta sospensione, corrispondente al numero di settimane di Cigo che l’azienda ha chiesto con causale “COVID-19 nazionale-sospensione CIGS”, sia la riassunzione del provvedimento sospeso con la nuova data finale del trattamento di Cigs. Così, ad esempio, se con Decreto 111111 è stata disposta la concessione della Cigs dall’8 gennaio 2020 al 7 gennaio 2021 e se la richiesta di Cigo per causale COVID-19 è per il periodo dal 9 marzo 2020 al 9 maggio 2020, il nuovo Decreto 111222 disporrà l’annullamento dell’autorizzazione sul Decreto 111111 dal 9 marzo 2020 al 7 gennaio 2021 e, contestualmente, una nuova concessione Cigs dal 10 maggio 2020 al 10 marzo 2021. Pertanto, al termine del periodo di Cigo le aziende devono richiedere una nuova autorizzazione sul numero di decreto che ha disposto la sospensione (art. 20, D.L. n. 18/2020).
La revoca dei decreti, a differenza dell’annullamento, non deriva da un’originaria illegittimità del provvedimento concessorio, bensì da un successivo mutamento della situazione di fatto che rende necessaria la modifica parziale del provvedimento stesso. Ne sono un esempio i decreti di riduzione parziale del periodo di Cigs su richiesta della ditta stessa, che dichiara al Ministero che non sussistono più le condizioni per usufruire delle integrazioni salariali a partire da una determinata data.
Le comunicazioni di rettifica trasmesse dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali integrano il contenuto del decreto di concessione già emanato, fornendo nuove indicazioni che non comportano modifiche integrali del provvedimento ministeriale originariamente adottato. A mero titolo esemplificativo, tali rettifiche possono riguardare il numero dei lavoratori coinvolti, sia in aumento che in diminuzione, il mutamento della ragione sociale della ditta, la modifica delle unità produttive coinvolte o la correzione di altri dati, che devono essere recepite dalle Strutture territoriali Inps competenti per le conseguenti eventuali modifiche dell’autorizzazione già emessa.
Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali può adottare decreti che prevedono la modifica della modalità di pagamento delle integrazioni salariali straordinarie, da conguaglio a pagamento diretto ai lavoratori. Tali decreti, di norma, sono emanati nel corso del periodo di validità del trattamento su richiesta dell’azienda e a seguito dell’aggravamento delle condizioni finanziarie della stessa. In alternativa, il Ministero può decretare l’annullamento del pagamento diretto originariamente concesso, in esito alla verifica della mancanza dei requisiti previsti per il riconoscimento dello stesso. In tal caso l’integrazione salariale straordinaria concessa rimane efficace, ma la prestazione deve essere anticipata ai lavoratori dall’azienda e poi recuperata dalla stessa tramite conguagli su Uniemens. Sul numero di decreto di modifica, deve essere emessa una nuova autorizzazione, su apposita istanza dell’azienda beneficiaria, con riferimento al solo periodo interessato dalla nuova modalità di pagamento.
Infine, nell’ipotesi di richieste di pagamento diretto non contestuali alla domanda di concessione della Cigo e successive al rilascio dell’autorizzazione, qualora l’azienda non abbia ancora effettuato dei conguagli, la Struttura territoriale Inps competente deve annullare l’autorizzazione originaria ed emettere una nuova autorizzazione per l’intero periodo di cassa. Diversamente, in presenza di conguagli già effettuati da parte dell’azienda, la Struttura territoriale deve chiudere l’originaria autorizzazione, decurtando le ore richieste a pagamento diretto alla data del provvedimento di accoglimento della richiesta di modifica della modalità di pagamento ed emettendo una nuova autorizzazione. A tal fine, è necessaria una nuova domanda dell’azienda, corredata, salvi i casi di Cigo per COVID-19, della documentazione comprovante le difficoltà finanziarie dell’impresa (Allegato 2, Inps, circolare n. 197/2015), con riferimento al periodo e alle ore per cui si chiede il pagamento diretto. In ogni caso, non possono essere accolte le richieste di cambio della modalità di pagamento qualora si sia già verificata la decadenza dal conguaglio della Cigo amticipata (art. 7, co. 3, D.Lgs n. 148/2015).