Procedimenti disciplinari successivi: possibile intimare un secondo licenziamento con diversa motivazione

 


Il datore di lavoro, qualora abbia già intimato al lavoratore il licenziamento per una determinata causa o motivo, può legittimamente intimargli un secondo licenziamento, fondato su una diversa causa o motivo, restando quest’ultimo del tutto autonomo e distinto rispetto al primo.


Una Corte di appello territoriale aveva rigettato integralmente le domande di un lavoratore volte a ottenere la dichiarazione di nullità o illegittimità del licenziamento per giusta causa allo stesso intimato, nelle more del giudizio instaurato a seguito di un primo licenziamento, per avere, in qualità di responsabile di agenzia di istituto bancario, prestato assenso alla cancellazione di una ipoteca, nonostante il permanere di un ingente debito nei confronti della banca. La Corte rilevava innanzitutto come gli addebiti posti alla base e a giustificazione dei due licenziamenti fossero del tutto diversi. Altresì, la contestazione che aveva condotto al secondo di essi, non poteva considerarsi tardiva, posto che i fatti, che le avevano dato causa, erano stati compiutamente accertati soltanto a seguito di un’indagine ispettiva conclusasi in un certo lasso di tempo e che la Banca era connotata da un’organizzazione aziendale complessa.
Ricorre così in Cassazione il lavoratore lamentando che la Corte di merito avesse posto a sostegno della propria decisione fatti attinenti all’organizzazione aziendale non allegati, né provati, dal datore di lavoro, nonostante la specifica eccezione reiteratamente formulata sul punto.
Per la Suprema Corte il ricorso va rigettato, in quanto, nelle more del procedimento, si è accertata con sentenza definitiva la legittimità della prima risoluzione del rapporto di lavoro. Al riguardo, si rammenta che il datore di lavoro, qualora abbia già intimato al lavoratore il licenziamento per una determinata causa o motivo, può legittimamente intimargli un secondo licenziamento, fondato su una diversa causa o motivo, restando quest’ultimo del tutto autonomo e distinto rispetto al primo. Entrambi gli atti di recesso sono in sé astrattamente idonei a raggiungere lo scopo della risoluzione del rapporto, dovendosi ritenere il secondo licenziamento produttivo di effetti solo nel caso in cui venga riconosciuto invalido o inefficace il precedente.