IRAP: taglio del saldo e dell’acconto

 

Tra le misure di sostegno alle imprese, accogliendo in parte le richieste di un taglio delle imposte sui redditi dovute da imprese e professionisti, il DL Rilancio stabilisce il taglio limitatamente al saldo e alla prima rata di acconto dell’IRAP.

L’articolo 24 del testo definitivo del DL Rilancio, approvato con il D.L. n. 34/2020 disciplina il taglio dei versamenti dell’IRAP dovuta da imprese e professionisti sulla base della dichiarazione presentata quest’anno.
In particolare, la norma stabilisce che non è dovuto il versamento del saldo dell’imposta regionale sulle attività produttive relativa al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019, fermo restando il versamento dell’acconto dovuto per il medesimo periodo di imposta. Non è altresì dovuto il versamento della prima rata dell’acconto dell’imposta regionale sulle attività produttive relativa al periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019, nella misura prevista dall’articolo 17, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 2001, n. 435, ovvero dall’articolo 58 del decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 2019, n. 157; l’importo di tale versamento è comunque escluso dal calcolo dell’imposta da versare a saldo per lo stesso periodo d’imposta.
Appare evidente che non si tratta di una semplice cancellazione del versamento, ma di una sostanziale riduzione del carico fiscale per il tributo regionale.
Per quanto concerne il periodo d’imposta 2019 (assumendo, coincidente con l’anno solare), il taglio riguarda l’eventuale imposta a debito che dovesse risultare, al netto degli acconti dovuti per lo stesso periodo non dovrà essere versata. Dal testo della norma, infatti, si evince chiaramente che l’acconto relativo al 2019 resta dovuto. In attesa della relazione di accompagnamento, si ritiene necessario un chiarimento in merito al concetto di “acconto dovuto”, e cioè se debba farsi riferimento a quello determinato secondo il metodo “storico”, o possa ritenersi valido il versamento in acconto effettuato secondo il metodo “previsionale”. In questa seconda ipotesi (laddove adoperata), in concreto, si profilano due scenari possibili:
– il versamento dell’acconto coincide con l’imposta dovuta, per cui il saldo è pari a zero. In questo caso, l’utilizzo del metodo previsionale è regolare e non si ritiene possano configurarsi difficoltà;
– il versamento dell’acconto risulta inferiore all’imposta dovuta. In questo caso, fermo restando l’applicazione delle sanzioni per insufficiente versamento dell’acconto, resta da chiarire se il saldo sarà dovuto e in che misura. L’eventuale versamento fatto con l’adeguamento dell’acconto al calcolo con il metodo storico potrebbe determinare un’eccedenza, costringendo il contribuente ad un esborso in contrasto con le finalità della norma, d’altra parte anche il versamento del saldo in base alla norma non è dovuto; tuttavia, l’ammissione di un minor versamento costituirebbe un trattamento di favore ingiustificato rispetto agli altri contribuenti.
Per quanto riguarda il taglio dell’acconto per il periodo d’imposta 2020, il beneficio è limitato alla prima rata dell’acconto. In proposito si ricorda che la ripartizione dell’acconto è differenziata per i soggetti ISA e per i soggetti non ISA. In particolare:
– per i soggetti che svolgono attività per le quali sono stati approvati gli ISA (soggetti ISA), a prescindere dall’eventuale disapplicazione legata al possesso di requisiti di esonero, l’articolo 58 del DL n. 124/2019 stabilisce che le rate di acconto sono suddivise in parti uguali. Quindi in tal caso la riduzione corrisponde al 50% dell’acconto complessivamente calcolato per il periodo d’imposta 2020;
– per i soggetti che invece svolgono attività per le quali non sono stati approvati gli ISA (soggetti non ISA), l’articolo 17, comma 3, del DPR n. 435/2001 stabilisce una differente ripartizione dell’acconto, la prima rata pari al 40 per cento dell’acconto complessivamente calcolato, e la seconda rata pari al restante 60 per cento. Quindi in tal caso la riduzione corrisponde al 40% dell’acconto complessivamente calcolato per il periodo d’imposta 2020.
Nel testo definitivo della norma è stato poi precisato che l’importo della prima rata di acconto è comunque escluso dal calcolo dell’imposta da versare a saldo per lo stesso periodo d’imposta. In altri termini, anche se non è versato, l’importo della prima rata di acconto assume il valore di un acconto figurativo, per cui in sede di determinazione del saldo per il periodo d’imposta 2020 sarà detratto dall’imposta dovuta.

Un altro aspetto da considerare riguardo al taglio dell’IRAP è la platea dei beneficiari.
L’agevolazione, infatti, non si applica a tutti i soggetti passivi IRAP, ma interessa esclusivamente le imprese con un volume di ricavi non superiore a 250 milioni di euro, e i lavoratori autonomi con un corrispondente volume di compensi.
Pertanto, le imprese e i lavoratori autonomi con un volume di ricavi o compensi superiore al predetto limite, restano soggetti al tributo secondo le regole ordinarie.
Inoltre, sono espressamente esclusi dal beneficio:
– le imprese di assicurazione;
– le Amministrazioni pubbliche, nonché le amministrazioni della Camera dei Deputati, del Senato, della Corte costituzionale, della Presidenza della Repubblica e gli organi legislativi delle regioni a statuto speciale;
– gli intermediari finanziari e le società di partecipazione.